Quante volte siamo andati a dormire , giurando a noi stessi che la mattina seguente avremmo cambiato completamente le abitudini riguardo la nostra salute? Magari ci siamo proposti di iniziare una dieta, di smettere di fumare o altro. In definitiva di abbandonare quelle cattive abitudini che ci danneggiano.
Vi capita di essere coinvolti in una dipendenza che coinvolge il vostro comportamento a tal punto di non considerare più le conseguenze? Sappiamo che essere in forma, rimanere attivi e mangiare bene è fondamentale per la salute e il benessere eppure capita di non riuscire ad abbandonare le abitudini nocive.
La dipendenza emotiva può danneggiarci fortemente, allontanarci dall’immagine desiderata di noi stessi e farci sentire in colpa per il fatto di non sentirci all’altezza delle proprie aspettative. E 'un circolo vizioso che ruba l ‘autostima. È un modo per allontanarci dai nostri piani e spingere le nostre emozioni sempre più in basso. Non ci permette di affrontare le nostre paure dato che si è trovato il modo di sviarle
Quando si vuole abbandonare una dipendenza si commettono spesso degli errori, l’errore più frequente è di entrare in un meccanismo di scarsità . Si decide di smetterla di mangiare , fumare o bere troppo .Ciò contribuisce ad alimentare l’ansia e a rendere vani gli sforzi. Ciò accade perché non si è lavorato sulla base e cioè sui sentimenti ,sul modo di pensare e comunicare. Nel meccanismo di scarsità si crea un “genitore” che ci impone di non fare qualcosa ed un “bambino” che vuole farla. In tale guerra, quando si tratta di piacere è sempre il bambino che vince. Ci sarebbe molto da dire anche nel modo con cui comunichiamo con noi stessi e nel linguaggio che usiamo ad esempio è completamente diverso dire a noi stessi “Non ho intenzione di mangiare nulla” rispetto a “ scelgo di dimenticare il cibo “Il primo passo quindi è il modificare il proprio pensiero. Passando dal pensare in termini di rinuncia, al pensare in termini di liberare se stessi.
Esaminiamo come e perché esiste uno stretto legame tra dipendenza da cattive abitudini e sfera emotiva: tutti gli esseri umani hanno delle emozioni. Le emozioni dipendono dalla congruenza o meno tra aspettative e risultati quando si passa da uno stato attuale a uno stato desiderato. Se le cose funzionano come previsto, ci si sente felici, gioiosi; viceversa quando accade il contrario, ci sentiamo annoiati, arrabbiati, frustrati, delusi…. Le emozioni dipendono comunque da qualsiasi cosa e sono di solito connesse agli eventi della vita :quando si sente una buona notizia è molto probabile che ci si senta felici e viceversa, le cattive notizie ci fanno sentire frustrati e incompresi. In ogni caso , siamo stati abituati ad associare le emozioni al cibo : i bambini piangono quando hanno fame e la mamma per farli tranquillizzare li ricompensa con del gustoso cibo. Ogni volta che piangono c’è del cibo che li aspetta. Poi ci sono le vacanze, compleanni e occasioni speciali come matrimoni, anniversari ... Ci sono moltissime occasioni felici con i parenti, i regali, e, naturalmente, c'è del cibo. E 'evidente che la sopravvivenza in tutte le situazioni di frustrazione, noia, rabbia, depressione venga associata al cibo... ed è evidente che in tutte le occasioni speciali non c'è gioia, felicità, divertimento senza cibo . In definitiva, il mangiare viene associato ad una vasta gamma di emozioni.
Ci è stato sempre detto che esistono emozioni buone, come la felicità, la gioia, l'entusiasmo e emozioni cattive come rabbia, depressione eccetera. Addirittura, la noia, la confusione, l’ incertezza, il senso di malessere non sono neppure considerate emozioni, ma tanto più come sentimenti di disagio. A causa di questa dualità siamo abituati a rifiutare o ricercare le emozioni a seconda che vengano catalogate come positive o negative. Ci è stato insegnato fin dal infanzia a reprimerle ignorarle o tentare di convertirle in qualcosa di diverso . L’approccio repressivo nei confronti delle emozioni ci è stato inculcato addirittura anche per quelle piacevoli : “ non essere troppo felice!” è uno schema di pensiero abituale. Siamo quindi abituati a combattere con le emozioni ed abbiamo molta pratica in questo senso.
Gli esseri umani , sono dominati da due istinti fortissimi la fuga dal dolore da una parte e la ricerca del piacere dall’altra. È naturale quindi che i prodotti alimentari o altre forme piacevoli vengano utilizzate per riempire degli spazi vuoti e sfuggire da emozioni dolorose.
In realtà, le emozioni non sono né buone né cattive,lo diventano a seconda di come abbiamo imparato a gestire i risultati ed i comportamenti che ne derivano. Per cui il fatto che una emozione sia buona o cattiva è un fatto puramente soggettivo. Ad esempio, un'emozione come la rabbia può essere gestita in modo sano e benefico se la si usa per innescare un’azione a nostro vantaggio; oppure in modo insalubre e controproducente se reprimendola ci facciamo del male . Viceversa, se consideriamo un’ emozione definita buona come la felicità, essa potrebbe essere mal gestita. Pertanto non è l’emozione ad essere buona o cattiva , è il modo di gestirla che può essere buono o cattivo.
La dipendenza è un modo cattivo di gestire un’emozione che ci spinge a volerla diluire con il cibo oppure con qualcos’altro. Il cibo è semplicemente un mezzo attraverso il quale abbiamo imparato a gestire le emozioni. Alcune persone ne necessitano quando sono troppo annoiate altre quando sono depressi, altre quando sono felici . In sostanza, il cibo ma anche il fumo e l’alcol sono modi per diluire le emozioni ,bisogna quindi imparare a gestire le emozioni in modo sano.
Dato che non siamo stati abituati a trattare con le emozioni , iniziare a comprenderle, accettarle e “abbracciarle” è una grande sfida. Avete mai sentito qualcuno dire di voler abbracciare la noia? No, è più facile nutrire la noia con il cibo o altro. In questo modo essa rimane sepolta, poi dimenticata ed il problema invece di essere identificato nella noia si trasforma nelle conseguenze della dipendenza emotiva Abbracciare invece che rifiutare una emozione significa passare ad un amorevole accettazione totale di sé al punto di creare una solida base emotiva libera da sensi di colpa. In questo modo si interrompe l’equazione cibo – emozione
Come si fa ad abbracciare le emozioni? Il primo passo è quello di riconoscere la sensazione emotiva che si tratti di frustrazione, confusione, rabbia, incertezza, felicità, eccitazione, la sensazione di non essere amati ...
Poi, invece di guardare le emozioni come buone o cattive, si tratta di considerarle come espressioni di diversi livelli di energia e usare a proprio vantaggio anche il livello di energia apparentemente più dannoso.
Paradossalmente , all’inizio per abbandonare la dipendenza emozionale può essere utile permettersi di sperimentarla . Si costruisce così un valore di fiducia e di autoregolamentazione. Gestire una emozione significa quindi permettersi di sentirla, in questo modo essa assume una giusta dimensione e poi scompare senza il bisogno di essere diluita con qualcosa. Praticamente si comincia ad imparare gradualmente dalle esperienze in una maniera vantaggiosa. Abbracciando e attraversando l'emozione, piuttosto che evitarla, si impara a interrompere la dipendenza
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